Due uomini in Porsche
- Gianni Spartà
- 17/10/2021
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Alain Prost e Renzo Oldani
Per una Tre Valli che ha tagliato il traguardo dei cento anni (evviva) c’è un signore, piccolo e tonico, che sul podio è salito centosei volte nella sua carriera. Dettagli: 51 vittorie in Formula Uno, 4 campionati del mondo, il resto mancia. Costui è francese, parla benino l’italiano, si chiama Alain Prost. Ohibò: che cosa c’entra la passione nostrana per le corse in bicicletta con un asso planetario del volante. C’entra per un siparietto che ci piace raccontare in questa pagina dedicata a storie e storielle varesine. I protagonisti sono due: il Campione e il Corsaro, al secolo Renzo Oldani che della Tre Valli è l’uomo in fuga con la maglia di presidente della società intitolata ad Alfredo Binda, un altro che non scherzava. Bene: il 31 agosto del 2018, quando a Varese c’erano i mondiali di ciclismo amatoriale, esterrefatti tifosi videro sfrecciare una Porsche Cayenne lungo il percorso blindato della gara appena conclusa. A bordo riconobbero Prost e Oldani, ma al volante, paradossalmente, non c’era il primo bensì il secondo. Che è come immaginare la Divina Commedia a parti rovesciate: Dante l’accompagnatore, Virgilio il cronista del viaggio all’inferno e ritorno. Quali pensieri attraversassero la mente di Alain osservando il suo autista armeggiare col cambio in modalità non automatica, è difficile dire. Di visibile c’era l’estrema confidenza tra i due: Prost era Varese per la prima volta in vita sua, attratto non dalla Porsche pilotata da Renzo, ma dalla fama di una terra cresciuta a pane e bicicletta, sede di due campionati del mondo professionisti (1951 e 2008), patria di Ganna, Binda, Chiappucci, Garzelli, luogo scelto dalla nazionale australiana per gli allenamenti invernali (anche di canottaggio) e infine , impegnativa palestra per la categoria pedalatori. Alla quale Prost appartiene da quando un quarto di secolo fa smise frequentare autodromi e cominciò a gareggiare sulle due ruote. Marketing territoriale, dunque, quel giro turistico a beneficio di un ospite d’eccellenza. Ed ecco la morale della favola: Varese che riparte dopo la botta della pandemia non dimentichi lo sport, sicuro veicolo di pubblicità e di affari. Qui non si viene a visitare cattedrali, facciamocene una ragione, ma per attraversare mirabili paesaggi con bici formato famiglia sulle piste ciclabili, da corsa o mountain bike lungo le valli di cui madre natura ha riempito gli spazi tra laghi e colline. La Camera di commercio, sensibile a questo richiamo, sta investendo sull’immagine di Varesotto visto da una sella. Ogni volta che qui c’è una gara gli alberghi si riempiono. Il marketing territoriale, cioè la capacità di raccontare una regione, i suoi personaggi, dovrebbe essere materia di studio ai licei e negli atenei locali. Renzo Oldani non è ancora prof ma le sue chiose da guida turistica durante la telecronaca su Rai Sport dell’ultima Tre Valli hanno indicato una via. Bisogna che di Varese non ci si parli addosso, ma se ne parli fuori