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Anni di burro: 104

  • Gianni Spartà
  • 25/01/2026
  • 0

Prealpi

Il formaggino delle figurine, quello del quadrifoglio laccato di verde. La salumiera di Porto Ceresio si chiamava Carla Orrigoni, sorella di Lugi, il futuro Mister Tigros, e quando il bambino degli anni ‘50 entrava nel suo negozio per mano alla mamma, non aspettava la parola d’ordine: ci chinava nella vetrina davanti al bancone e afferrava lo strano oggetto del desiderio di una generazione lontana. Confezione rotonda, all’interno una decina di pezzi avvolti nella carta stagnola con sopra un’etichetta che valeva un punto.  Chi ne raccoglieva di più, appiccicandole su un album, ritirava un premio. Per la gioia dei piccoli e la certezza dei grandi, sicuri che senza la dose giornaliera di quella cremina solidificata, i figli sarebbero cresciuti rachitici o non sarebbero cresciuti affatto. Potenza di Carosello, d’accordo, e anche delle leggende, non ancora metropolitane, ma paesane, secondo le quali il formaggio fuso, sciolto nella pastina, faceva bene alle ossa perché conteneva calcio. Nome del prodotto, Prealpino, dell’azienda che lo produceva, Prealpi. Gli anni del formaggino e del burro: ne sono passati 104, l’avventura continua sotto la signoria della stessa famiglia, i Prevosti, provenienza lodigiana, a Varese dal 1922. La prima sede in via Robbioni, lo stabilimento di oggi in viale Borri, affacciato sul panorama delle colline digradanti verso il lago con in faccia un Monte Rosa scintillante nelle giornate terse. Quando ormai tiene il pallino la grande distribuzione mi piace ricordare i grossi autocarri-frigorifero che percorrevano l’Italia, isole comprese, tutti col quadrifoglio verde sulle fiancate. Migliaia e migliaia di chilometri per rifornire i negozi di generi alimentari. Bastavano quei quattro petali portafortuna per pensare a un alimento che prima della psicosi da colesterolo e da fianchi larghi, si spalmava sul pane fresco la mattina. Ma bastavano davvero? Forse no. Bisognava fare di più. E allora negli anni ’60 Luigi Prevosti senior, padrone del vapore e uomo-marketing, si inventò la "patente dei piccoli" di cui s’è detto. Il Paese sognava, e realizzava, il miracolo economico con i primi programmi tv in bianco e nero, seguiti dal boom delle emittenti   commerciali, nate a cavallo delle province di Varese e Milano (Telealtomilanese, poi Antennatré). Prealpi cominciò a promuovere la propria immagine con i cartoni animati Alvin, Gommone e Matitino, poi - e siamo agli anni ’90 - piccoli sketch con personaggi di nome.  Dopo una fugace collaborazione con Nino Castelnuovo, ecco il contratto che lega la storia azienda varesina a Milly Carlucci per pubblicizzare il Nuovo Prealpi, cioè il burro che non ossida le arterie. Milly (lei sì inossidabile) fa la mamma alle prese con la figlia interpretata da Stefania Acunzo. Ma i figli crescono, le mamme invecchiano e nell’ultima serie di spot la Carlucci non si preoccupa più di un’adolescente impegnata a fare i compiti, bensì di una piccola donna con fidanzato e motorino. Nomi della saga familiare: in cabina di regia dopo il fondatore Luigi. i figli Giann e Giorgio, poi il nipote Gigi, oggi anche il giovane pronipote Giovanni.  Significativa la propensione al dialogo con la comunità varesina, ramo economia sociale. Nonno Luigi finanziò la pallacanestro quando questo sport si giocava all’oratorio, suo nipote era nel board della società che nel 1999 (Roosters), riportò il basket di Varese sulla ribalta nazionale con lo scudetto della decima stella.  

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Luigi Prevosti Milly Carlucci Carla Orrigoni

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