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Chi ci ha spento il gas?

  • Gianni Spartà
  • 16/09/2022
  • 0

Italia suicida

Ci voleva il sangue degli ucraini e anche dei russi, non dimentichiamolo, per scoprire che l’Italia galleggia su un imponente patrimonio minerario, segnatamente su 140 miliardi di metri cubi di petrolio, individuati, presidiati, mai estratti. Ci voleva una guerra in Europa, nella quale siamo coinvolti, per sapere che su 1298 piattaforme al largo delle nostre coste, tra le Marche e la Sicilia, 752 sono incredibilmente deserte e spente da anni. Insomma ci voleva la tragedia immane per svelare la farsa rivoltante. E anche la speculazione fastidiosa perché il prezzo del gas sta precipitando, dopo la fiammata di fine agosto (e i recenti errori strategici di Putin: è alla frutta?), ma intanto piangiamo tutti: dagli industriali ai commercianti, dal commissario al sacrestano (De André) , dal ristoratore a tre stelle alla signora Maria che si cuoce la minestra e sente già il freddo nelle ossa.  Non parliamo dei no-vax. Proprio così: ci siamo fatti male da soli negli anni dei“no” alle trivelle, alle gallerie, al ponte sullo Stretto, ai gasdotti, alle pale eoliche. Quei “no” che hanno costruito carriere politiche e lasciato in mutande il Paese. Una colossale trappola a beneficio di pochi, a danno di molti. E ora nella più sciagurata campagna elettorale della storia repubblicana ci dovremmo fidare di chi propone il solito “meno tasse per tutti”, il reddito di cittadinanza rinforzato, anche il sorprendente bonus-palestra per un’economia che non ha il mal di schiena ma sta per tirare la cuoia. Illusioni, utopie, specchietti, cose irrealizzabili in una crisi di sistema risolta passando la palla al popolo disorientato. Anzi tenuto all’oscuro del perché siamo alla canna del gas azionata dal Signore del Cremlino quando il gas lo potremmo, se non venderlo a lui, consumarlo per noi. Il sovranismo è quello perduto a causa di imperdonabile sciatteria. Ma dove si trova la montagna di gas dimenticata nella penna, come si diceva agli alunni quando saltavano gli accenti e gli apostrofi nel dettato? Si trova ovunque in Italia e lo sappiamo dagli anni del boom quando Enrico Mattei osò sfidare le Sette Sorelle fiutandolo nelle viscere della pianura padana. Un video di qualche tempo addietro e commentato da un esperto  dice le cose seguenti: nel 2000 l’Itaia si procurava  17 miliardi di metri cubi di petrolio, trivellando la propria terra, anche quella sotto i mari. Oggi, 2022,  siamo scesi a 800 milioni, il 95 per cento in meno. Nel 2021 ne abbiamo estratto 3, 34 miliardi di metri cubi, poi il crollo, il fermo degli impianti, i fari delle piattaforme marine spente uno dopo l’altro specialmente nell’Adriatico, davanti all’Emilia Romagna, all’Abruzzo, alle Marche. Due al largo della Sicilia, di nome Argo e Cassiopea, potrebbero erogare, se funzionanti, dieci miliardi di metri cubi. Gran finale: il gas fatto in casa costerebbe 5 centesimi al metro cubo, a Putin, alla Libia e all’Algeria lo paghiamo 70. Il ministro della Transazione ecologica Cingolani ha detto ieri dice che basterebbe qualche mese per  riattivare le estrazioni. Sbrighiamoci. Poi indagheremo su questa Italia colpita al cuore. E alle spalle

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