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Moderati fuori dal gregge

  • Gianni Spartà
  • 14/08/2021
  • 0

La scelta di Guido

Scommetto che suo fratello Fausto, giornalista per mestiere, umorista per contagio avendo lavorato 30 anni in Prealpina col maestro vignettista Gaspare Morgione, direbbe così della scelta di Guido: “Ha fatto un colpo di teatro”, alludendo al Politeama di cui il Molina è proprietario. E sotto sotto sorriderebbe sornione.  Ma concentrandoci sull’interessato, il Bonoldi medico, ciellino per storia personale , mai per convenienza, cattolico di lungo corso impegnato nel sociale, il discorso si farebbe subito serio. Guido scende ( o sale) in politica e non si schiera col centrodestra di cui è stato pivot per vent’anni in Lombardia il suo fraterno amico Roberto Formigoni. Va con Galimberti, non con Bianchi e nemmeno con Raffaele Cattaneo, sodale del Celeste. Spariglia le carte non ancora tutte sul tavolo del gioco elettorale. E che il passo sia rilevante nella Varese più devota a Giussani che a Salvini, lo vedono tutti. Soprattutto coloro che avrebbero preferito non vederlo. Cerchiamo di andare oltre i comunicati stampa e le dichiarazioni ufficiali accompagnate da foto d’opportunità. C’è fiducia in Galimberti anche fuori del tradizionale e scontato recinto del centrosinistra. Vero: a questo sindaco Bonoldi G. deve la nomina  a euro zero nel vertice dell’istituzione più amata, la Fondazione Molina. Il personaggio è un tipo riservato, silenzioso fin anche timido. Ma chi lo conosce sa che cosa lo ha fatto sentire realmente realizzato ultimamente: il richiamo in ospedale, da primario pensionato, durante i mesi più duri dell’emergenza Covid. Non poteva fare allora il passo indietro dalla presidenza della casa di riposo, sarebbe stata diserzione. Parentesi: il nome di Castelletti era nell’aria da più di un anno. Lo fa adesso, non per restituire un favore a Galimberti - dice- ma per aiutarlo a restare dov’è. Capitolo chiuso. Parliamo dello spariglio che pare la cifra paradigmatica di questa campagna acquisti per il nuovo  consiglio comunale. A parti rovesciate, non destano meno scalpore lo schierarsi con Lega e Forza Italia del direttore del teatro che c’è, Filippo De Sanctis, e l’approdo tra i Fratelli d’Italia del gran farmacista Luigi Zocchi, scartato come candidato sindaco dalla parte politica di cui fu deputato. Che sia crollato il Mose un tempo barriera invalicabile tra sinistra e destra è solo un sollievo. Che si punti sui cavalli non più sulle scuderie è un altro dato non trascurabile. Soprattutto quando non si gioca a risiko scimmiottando leader nazionali puntualmente messi in riga da Draghi, ma si cerca, nel limite del possibile, gente decente alla quale affidare l’amministrazione di un capoluogo di provincia. Pensierino della sera dalla Sicilia assassinata da piromani vigliacchi e bastardi: nella piccola patria d’adozione, la Varese che amo con i suoi protagonisti di un’epoca valorosa, i moderati autentici non sono più un gregge. E non da oggi. Il tempo del voto a chiamata sembra concluso. Poi vinca chi deve, ma che abbia cognizione di causa.

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