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Quel di vignett

  • Gianni Spartà
  • 14/02/2026
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Gaspare Morgione

“Non mi piace essere onorato. Se mi insultano reagisco bene, se mi esaltano m’imbarazzo”. Me lo disse Gaspare Morgione in una intervista che gli feci per il mezzo secolo di iscrizione all’Ordine dei giornalisti professionisti. E dunque mi guardo bene dall’onorarlo -un suo libro s’intitola Parlanò e altre storie- mi limito a constatare che è stato un dono imprevedibile lavorare con lui nella redazione della vecchia Prealpina diretta da Mario Lodi. Morgione incarnava la figura dell’anziano e non perché avesse 50-60 anni lui, ma perché ne avevamo venti-trenta noi. Ci faceva ridere con le sue battute: saltavano in aria come fiotti di Bonarda, bastava avvicinarsi alla sua scrivania per esserne investiti. Poi siamo cresciuti e abbiamo capito che ci faceva riflettere. C’è differenza tra il giullare e l’umorista, tra il buffone e il filosofo. Ora a celebrare Murgiun, quel di vignett - così lo identificavano i nostri lettori - ha pensato l’unica persona che ne è autorizzata: la moglie Agnese. E’ uscito un testo unico delle sue opere, s’intitola Oblò, lo ha curato per affetto e riconoscenza Michele Mancino ed è l’ultimo libro pubblicato dall’editore Pietro Macchione, appena scomparso.  Sfogliandolo si comprenderà la caratura del personaggio che di sé diceva: “Umoristi forse si nasce, sicuramente si muore”. Se potessi stampare un manifesto accanto a questo auto-epitaffio metterei la vignetta che Gaspare fece trovare ai lettori sulla prima pagina della Prealpina il giorno dopo la conquista della Luna, luglio del 1969. L’aveva disegnata con china e pennino a notte fonda, come sempre pressato dal proto, rotative già in movimento, linotipisti che bevevano latte aziendale per disintossicarsi dalle esalazioni del piombo fuso. L’astronauta americano scendeva dalla scaletta del veicolo spaziale e uno del posto lo segnava a dito, dicendogli: Terun! In che modo descrivere un uomo che aveva il diploma di maestro elementare e con questo foglio in mano aveva lasciato l’Abruzzo natio per trasferirsi a Varese? Come un malinconico, a volte depresso. Distingueva tra la satira, che può offendere, e l’umorismo, che non ti ferisce, ti mette con le spalle al muro. Come pochi conosceva la lingua italiana e la grammatica. Quante volte diceva a qualcuno di noi: hai fatto un bell’articolo, però… E i brividi ci salivano lungo la schiena perché ce n’era sempre una, ad esempio: non si scrive…  insieme a, ma insieme con… non si scrive sia la moglie, che il marito, ma sia la moglie, sia il marito…, non si scrive sobbarcarsi l’onere, ma sobbarcarsi all’onere…Rileggo l’intervista pubblicata su Lombardia Oggi, inserto domenicale della Prealpina: il direttore Giorgio Minazzi mise la foto di Morgione in copertina. “Io ho perso la mamma a nove anni. Delle due l’una: o impazzivo o reagivo. Ho reagito. Se ci pensate l’umorismo nasce dalla tragedia, dal dramma”. Eccola spiegata la malinconia: “Ho conosciuto un solo umorista estroverso: Cavallo. L’eccezione alla regola. C’è contrasto tra la mia faccia e la mia indole. Lo so ma non posso farci niente”. Sua risposta sui social, allora agli esordi: “Sto fuggendo da Facebook. Mi ci ero messo e ho dovuto chiudere. Non gestivo i post, le amicizie, i mi piace. Però invidio i giovani. Avessi avuto disponibile questo mezzo sarei andato lontano”. E’ un caso che sia la politica la palestra quotidiana dei vostri esercizi? “Assolutamente no. La politica è il festival dell’ipocrisia e l’umorista è uno che ha voglia di smascherarla, che desidera vedere la verità dietro la menzogna. Scopri gli altarini, buchi i palloni gonfiati con i disegni, ma anche e soprattutto con le parole. Che non devono essere tante”. Orfani di Berlusconi. I comici sono disperati, anche gli umoristi? “Beh sì. Il personaggio si prestava, con i suoi eccessi.  Era una fonte inesauribile. Rischi di apparire uno che ce l’ha con lui per ragioni ideologiche, ma è lui che ti offre il destro, che ti stuzzica. Come si fa a dire: l’Italia è ricca perché i ristoranti sono pieni? E chi altro poteva convincere il parlamento che Ruby era la nipote di Mubarak?” Che cosa ispira il vignettista? “L’arroganza, la prepotenza di un soggetto. Noi siamo come i cacciatori. Spariamo al volatile che passa. Non è che ci sono antipatici necessariamente i fagiani”. (nella foto Morgione con Luigi Bombaglio)

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