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Nella storia della medicina

  • Gianni Spartà
  • 21/06/2026
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Ospedale di Varese

Varese e l’ospedale, un binomio inscindibile. Il “Circolo” è tuttora intitolato a Emma e Silvio Macchi, marito e moglie, lui ragioniere, amministratore di società, lei nobildonna si elette virtù, artefici nei primi anni del Novecento di un lascito molto importante. Sui padiglioni storici, alcuni abbattuti nel tempo, campeggiavano i nomi di famose dinastie industriali (Cattaneo, Dansi, Bassani) che ne finanziarono la costruzione. Poi c’è un fatto non trascurabile: iniziò in una palazzina dell’ospedale nei primi anni ’70 l’avventura dell’università che si sarebbe chiamata Insubria. Qui germogliarono improvvisamente e audacemente corsi pareggiati di medicina e chirurgia “gemmati” dall’ateneo di Pavia e trapiantati a Varese. Ma c’era stato un prologo a metà degli anni ’60 con l’insediamento nel reparto di Medicina nucleare di insegnamenti della Statale di Milano. Più logico sarebbe stato che una provincia ad alta vocazione produttiva - elicotteri, aerei, motociclette, frigoriferi - investisse in una facoltà di ingegneria il proprio futuro valorizzando il suo passato. Invece furono le corsie dell’ospedale a suscitare ambizioni accademiche, accolte con freddezza all’esordio, e fu Medicina il primo mattone del futuro ateneo diventato autonomo nel 1998. Segno di un lobby positiva che il “Circolo” era stato in grado di esercitare in quegli anni. E dimostrazione della rappresentatività, evidentemente autorevole, riconosciuta all’ospedale varesino nel cui consiglio di amministrazione sedevano notabili e benefattori, imprenditori e professionisti della città. Ma nulla avviene per caso. Fatevi un giro nel centro storico di Varese e troverete vie intitolate a illustri clinici, tutti nati in città, alcuni pietre miliari della storia della medicina. Luigi Sacco dà il nome alla strada sulla quale s’affaccia il palazzo delle municipalità: cresciuto nella Varese del duca d’Este, mise a punto il vaccino contro il vaiolo, abbattendo con la forza delle ricerca muri di ignoranza e di superstizione. Giulio Bizzozero, cui sono intitolati una via a ridosso di piazza della Motta e un quartiere periferico, fu patologo di fama mondiale, oltre che senatore del regno ai tempi di Francesco Crispi. Scipione Riva Rocci (laterale di via Lazio a Giubiano) perfezionò lo sfigmomanometro (l’apparecchio che misura la pressione) e dal 1908 al 1910 progettò il nuovo Circolo del quale fu direttore fino al 1928. Dopo di lui un altro insigne maestro, Luigi Ponticaccia. Ed eccolo il profilo di una città che nella toponomastica nasconde i segreti della sua vocazione sanitaria, eccolo il legame profondo tra la Varese civile e la Varese dei camici bianchi. Spunti di cultura del territorio a  uso delle scuole. Quanti personaggi, minimi e massimi, hanno lasciato un segno. Ricordo quelli che ho conosciuto: il direttore sanitario  Giorgio Bignardi, umanista prestato alla medicina, letterato al servizio di un ospedale, campione di onestà intellettuale  vissuto ai tempi in cui i furbetti del quartierino cominciavano a organizzarsi; poi il presidente Giovanni Valcavi, avvocato socialista, mente giuridica e abile consigliere di gnomi e banchieri, fautore del matrimonio accademico con Pavia. Infine i segretari e direttori generali Luciano Berlincioni e Sergio Salvatore che fece coppia col presidentone Dante Trombetta, l’ultimo civico prima della riforma aziendalista della sanità. Ospedali a elevata tecnologia, strutture complesse con migliaia di dipendenti e budget da multinazionale dovevano avere una gestione manageriale possibilmente non condizionata da poteri esterni. Ma ogni qual volta che  camici bianchi, azzurri e verdi espongono il loro disagio sui giornali e alla televisione, s’avverte che la frustrazione professionale è profonda. Domande: Ippocrate è malato? La Salute è in cima ai pensieri dei governi centrali? Ricevendo la Rosa Camuna,  massima onorificenza della Regione Lombardia, Silvio Garattini, 97 anni, scienziato, ha detto giorni fa: “Il Servizio sanitario nazionale è l’ultimo vanto di questo Paese. Lo si salva investendo nella prevenzione delle malattie, altrimenti la bancarotta sarà inevitabile” .

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Luigi Sacco Giulio Bizzozero Scipione Riva Rocci

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