La Sicilia ha toppato
- Gianni Spartà
- 17/08/2026
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I cabbasisi dell’Etna
C’è da spostare l’Etna che questa volta, per dirla con Montalbano, ha rotto i cabbasisi come non accadeva da almeno vent’anni. Poi molti turisti lo hanno perdonato godendosi lo spettacolo delle fontane di lava arrivata talmente in basso che un cretino ha tentato d’accendersi una sigaretta piegandosi su un sasso rovente: l’ha fermato un agente. Ma settecento voli cancellati, l’aeroporto di Catania ridotto a bivacco per giorni, l’azzardo nei trasferimenti in altri scali della regione con l’aggiunta di tariffe predatorie, tutto ciò non consente amnistie. Escluso ovviamente che la colpa sia della montagna. La Sicilia ha toppato nell’anno dell’Odissea con Ulisse, Scilla, Cariddi e Polifemo. Forse l’euforia cinematografica ha fatto impazzire Efesto la divinità dei vulcani, certamente sbaglia chi si nasconde dietro l’attenuante dell’evento eccezionale. Proprio per niente e soprattutto in agosto quando tutte le emergenze sono attivate. L’Etna fa da sempre l’Etna: erutta. Ciò che non fa da troppo tempo il Vesuvio: che Dio ci aiuti. E se non si può comandare alla natura, si può impedire che un vulcano paralizzi una destinazione turistica grande come la Sicilia. Il mantra di Giuseppe Zamberletti, padre della Protezione civile, era: non bisogna fare presto, bisogna fare prima. Ci fosse in Sicilia un vero sistema aeroportuale d’emergenza, con Catania, Palermo, Trapani, Comiso e Reggio Calabria collegati da procedure e trasporti straordinari, la chiusura di uno scalo non avrebbe causato il pandemonio dei giorni scorsi. Quando Catania va in crisi devono scattare automaticamente una serie di misure: treni e autobus aggiuntivi; collegamenti rapidi Catania-Palermo-Comiso-Trapani-Reggio; tariffe straordinarie concordate; personale di assistenza negli aeroporti; informazioni unificate in tempo reale; trasferimenti organizzati fino all’hotel o alla destinazione originaria. Bene, si scopre che tutto ciò esiste. C’è una “piattaforma” che proprio a luglio è stata messa a punto dalla Protezione civile con aeroporti, ferrovie, prefetture, aziende di trasporto. Ma la “piattaforma” non è un ”protocollo”, men che meno un “sistema” collaudato. Che cosa cambi nei fatti sanno spiegare gli azzeccagarbugli degli uffici. Si può trarre una morale consolatoria da affidare ai comunicatori:l’Etna non è soltanto il vulcano che cancella voli. È uno dei grandi patrimoni naturalistici e turistici della Sicilia. Può fermare un aeroporto non l’isola che ha conquistato il jet set mondiale, Dua Lipa, Brad Pitt, Jeff Bezos, Michael Jordan. Ventidue milioni di visitatori nel 2025, tredici milioni stranieri, per lo più americani. C’è una Sicilia che esiste da sempre e una arrivata dopo. La prima profuma di limoni e attrasse una ristretta elite culturale che si innamorò di Palermo, Siracusa, Noto, Taormina, Agrigento, Cefalù, le Eolie, Ragusa, Trapani, lo Stretto e scrisse, dipinse fotografò. La seconda trasuda petrodollari, mega yacht e serie televisive distanti anni luce dalla saga del Padrino. La sicilianità è diventata un marchio identitario di portata globale. I fatti di Catania sono stati seguiti con interesse inconsueto dai media internazionali, non tanto per la disavventura di migliaia di turisti, ma per le immagini spettacolari del gigante di pietra che non ha una bocca, ne ha cento, vai a capire quale sceglierà per incanalarvi fuoco e cenere, lava e magma. Energia e mistero. Buio e luce. Il 12 agosto dalla Sicilia non si sapeva se guardare l’eclisse di sole all’ora del tramonto o alla fumarola di Idda. Sì, l’Etna è femmina, mentre Iddu è il nomignolo dello Stromboli. Avviso ai navitagnti: non bisogna promettere al turista che l’Etna non creerà più problemi. Sarebbe falso. Bisogna promettergli qualcosa di più credibile: "Se l’Etna erutta, noi sappiamo cosa fare."
Questa è la vera sfida.