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Hanno ucciso l’Onu ragno

  • Gianni Spartà
  • 18/03/2026
  • 0

Vento imperialista

Diritto internazionale non era tra gli esami obbligatori a Giurisprudenza cinquant’anni fa. Ma se lo studente capitava nell’aula 208 della Statale di Milano quando in cattedra c’era il professor Mario Giuliano, ne usciva in preda a una visione celestiale e correva a iscriversi al suo corso. Un po’ per il carisma del docente, sigaro in bocca, farfallino al collo, il tipo di barone che faceva venire l’orticaria a Capanna; molto per il modo che aveva di spiegare la pacifica coesistenza delle nazioni a ragazzi che amavano i Beatles e il Rolling Stones. Adesso abbiamo l’Onu, se qualcuno infrange il principio di non aggressione viene bloccato dagli altri stati membri che aprono l’ombrello del diritto internazionale e prendono le difese dell’aggredito. Garanzia ea minaccia: questo il concetto. E’ meglio che Giuliano continui a godersi il sonno del giusto. Se miracolosamente si risvegliasse e partecipasse a una delle tante assemblee delle Nazioni Unite assisterebbe all’autopsia di un cadavere. Cantandoci sopra: hanno ucciso l’Onu Ragno e chi è stato si sa benissimo. Lo psicopatico ramato che annuncia nuove guerre col berretto da baseball in testa, lo zar depresso che gli strizza l’occhio e intanto fa sparire gli oppositori col polonio, le democrazie occidentali in balia di satrapi miliardari mentre il vigilante supremo non c’è più. Forse continua a non esserci per regole superate: il potere di veto di uno stato membro che paralizza il volere di tutti gli altri è una corbelleria. Putin non darà mai l’ok ad andarsene dall’Ucraina, Trump bombarderà l’Iran fino a quando gli pare (gli americani che sbarcano con mezzi anfibi in Medio Oriente sono un remake del D-Day in Normandia), Netanyahu è sempre disponibile quando c’è da bonificare territori arabi. Sangue e petrolio. Missili e dollari. Amen per il diritto internazionale, anche se rispetto ai tempi di Mario Giuliano è centuplicato il numero di avvocati internazionalisti, non in rappresentanza dei signori della guerra, ma dei padroni dei fondi d’investimento, specialmente emiri, che vengono in Italia a comprarsi i migliori brand della moda, dell’industria manifatturiera, della distribuzione eccetera eccetera. Saldi di fine epoca.  Il Palazzo di Vetro svetta con i suoi 154 metri nel Midtown di Manhattan a New York City, i telegiornali lo riprendono da fuori, ma sfugge ai più che cosa si faccia dentro. Il giudice della pace si appalesa debole, irrilevante, assente. Può aprire processi, istruirli, ma non può chiuderli con verdetti esecutivi. E resta un diffuso senso di vuoto dove si dovrebbero disinnescare conflitti, fermare stragi di civili. Quel giudice può aprire processi, istruirli, ma non può chiuderli con verdetti esecutivi perché ha una metastasi nel Dna. Trump sostituirebbe l’Onu con il Board of peace, una sorta di esclusivo social club privato, tassa d’ingresso un miliardo, lui presidente a vita. Nello statuto “promuovere la stabilità, restaurare un governo affidabile e legittimo, assicurare una pace duratura nelle aree afflitte o minacciate dalle guerre” (sic!). I guasti dell’Onu risalgono alla fine de secondo conflitto mondiale quando i vincitori, Francia, Regno Unito, Russia, America non potevano immaginare che il mondo sarebbe diventato multipolare. La guerra fredda, i due blocchi contrapposti hanno tamponato derive imperialiste. Quando si rischiò qualche rottura dei patti (la crisi di Cuba), si trovarono pacificatori credibili e spendibili capaci di rimandare nei porti di partenza navi cariche di missili impedendo l’inferno. C’erano leader diversi, ci siamo sentiti protetti da qualcuno più forte di altri. Che senso ha un Consiglio di sicurezza senza Giappone, India, Sudamerica? E una rappresentanza europea con dentro l’Inghilterra che ha voluto la Brexit? Che dire poi della non pervenuta Africa, due miliardi d’abitanti, fabbrica di diseguaglianze orrende e di sfruttamento perfido? Non c’è da stupirsi se un leader del continente nero scrisse tempo fa sui social: “La maggioranza dell’umanità che non è bianca sostiene la Russia e non l’Ucraina”. A papa a Francesco diedero del visionario quando profetizzò la terza guerra mondiale a pezzi. Dieci anni dopo la bomba atomica non è più tabù.

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