Papa e politica. Amen
- Gianni Spartà
- 27/04/2026
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Leone si confronta col Male
Giovanni XXIII se la vide con la crisi di Cuba quando la CIA tentò di rovesciare Fidel Castro e l’Urss reagì mostrando i missili già installati nell’isola. Il mondo fu a un passo dal conflitto nucleare. Paolo VI si confrontò con le guerre in Vietnam, in Medio Oriente e con le dittature in America Latina. A Giovann Paolo II toccò l’invasione del Kuwait e un ruolo decisivo nel sostegno a Solidarnosc contro il regime comunista nella sua Polonia. Benedetto XVI all’Università di Ratisbona provocò il risentimento del mondo islamico condannando la violenza in nome di una fede. Non c ‘è niente di nuovo in una veste bianca che dal palazzo apostolico implora i poteri secolari a non uccidere uomini, donne, bambini. Nell’era moderna la Chiesa si presenta senza divisioni, intese come schieramenti militari, e con il diritto-dovere di proteggere innocenti. La novità è rivendicare d’avere in pugno lo Spirito Santo e potergli raccomandare l’elezione di un pontefice: Prevost, se sei lì lo devi a me. Come avrebbe reagito Francesco è la domanda da evitare. Ma che Leone XIV girasse tra gli “scartati” dell’’Africa equatoriale a un anno esatto dalla morte del predecessore dice che nessun tiranno può impedire alla Chiesa di alzare un crocefisso, qualunque papa la rappresenti. A Dio, poi, la resa dei conti. Hitler, Stalin, Mussolini finirono male, per Trump, Putin e Netanyahu non sarà diverso. Il pensiero corre a Obama e Bergoglio seduti a una scrivania nelle stanze vaticane in una piovosa giornata di fine marzo del 2014. Erano tutti e due americani, entrambi rappresentavano una rivincita: dei latini al sud e degli africani emigrati al nord. Se un non yankee aveva potuto scalare la Casa Bianca, dove oggi deborda siede Trump, era accaduto qualcosa. Mandela ne fece una ragione di vita, Barack incarnava quell’idea. La differenza tra Francesco e Obama era che il primo aveva appena cominciato la sua rivoluzione, il secondo percorreva l’ultimo miglio e si chiedeva se era stato un vero messia. Evidentemente non lo è stato: gli Stati Uniti hanno fatto marcia indietro nelle modalità che abbiamo sotto gli occhi. Tornando in aereo dall’Africa sfruttata da Paesi ricchi che poco o nulla fanno per cambiare la situazione di quelli poveri, Leone XIV ha “fatto politica”, si è detto velatamente, rispondendo ai giornalisti al seguito. Ma qual è il problema? Con la pesantezza della parola, avendo nel cuore migliaia di diseredati che pregavano implorando aiuti, l’erede di Pietro ha esercitato un potere legittimo, ha invitato a riflettere sulla dignità innata di ogni essere umano. E forse ha capito, se si è ricordato della storica visita di Obama a Francesco, che dodici anni dopo non funziona più l’intesa tra due americani bianchi, lui papa nato a Chicago, Trump presidente nato a New York. E’ cambiato il vento e non solo al di là dell’oceano a causa della friabile inconsistenza del concetto di Occidente. Un altro pontefice, Benedetto XVI con la forza del grande teologo, “fece politica” denunciando il pensiero debole di noi europei. I fuochi nazionalisti si spegneranno tutti prima o poi, qualcuno s’è già spento in queste settimane. Ma un continente non ha futuro se non si aggrappa alle comuni radici che la tradizione cristiana gli ha procurato nei secoli. Questo ripeteva Ratzinger. L’incapacità di difendere la propria storia dagli attacchi delle nuove culture sdoganate con l’avvento della globalizzazione sta procurando danni gravi e perdite ingenti. Troppe deferenze e troppe rinunce segnano il tramonto di un’Europa che solo il collante della moneta unica non ha tenuto insieme. E allora bisogna la Chiesa pacificatrice, non pacifista, continui a cancellare i vuoti, le distrazioni, gli interessi effimeri dei poteri mondani. Continui a richiamare il “fratello” che eccede in arroganza imperialista e a non accorgersi delle potenzialità osservate da papa Leone nel suo lungo viaggio in Africa. Cose viste per lungo tempo quando era sacerdote in Perù. C’è esuberanza esistenziale in quel terzo mondo, le popolazioni sono giovani, fresche, dinamiche, ma bisognose. Da dove se non da quei serbatoi di umanità estrarre acqua per salvare un pianeta rinsecchito e rallentato dalla grande abbuffata turbocapitalista?