Blog



Il cane azzurrato

  • Gianni Spartà
  • 18/07/2026
  • 0

La metamorfosi

L’amico Giuseppe Geneletti mi fa notare, durante una pedalata, che ci siano giocati anche il cane a sei zampe, simbolo dell’Italia del boom, quando avevamo sotto il sedere una Fiat 600, e la guidavamo alla stregua di una Ferrari. Era nero su sfondo giallo, dalla bocca gli usciva una fiammella rossa che significava energia, movimento, chilometri percorsi stando attenti alla spia della potente benzina italiana: Agip Supercortemaggiore. Lo hanno fatto diventare azzurro, come se lo avesse colpito un virus transgenico. E’ già operativo in qualche stazione di servizio del nostro territorio e il nuovo nome è Enilife dove Eni è la padrona del marchio e Life l’ennesima concessione alla lingua inglese. Chissà se sarà contento Enrico Mattei che pensò a un cane superdotato mentre trivellava la Val Padana. Sei zampe: le quattro ruote più le due gambe dell’automobilista. I creativi dell’epoca (1952) si erano spremuti le meningi, i loro eredi hanno intinto il pennello informatico in un barattolo di vernice e voilà. Ache la pubblicità rinnega l’italiano. Il cane a sei zampe è impresso nella memoria dei boomers che lo vedevano alla tv in quel teatrino barocco chiamato Carosello. Dicono che visitando i cimiteri del profondo Nord, specialmente attorno a Milano, si possono incontrare le anime morte del Carosello che fu. Guardando le tombe e le cappelle, tutte solenni, il viandante devoto s’imbatte in cognomi che spesso coincidono con celebri marchi delle pubblicità degli anni ’60. Varese, Gallarate e Busto con le loro industrie conquistarono il palcoscenico della réclame televisiva e si rivela struggente l’amarcord. Spopolò, ad esempio, il mito di Cavaria City. Atmosfere da Far West attorno a un energico vecchietto con i baffoni promuovevano le stufe in ghisa Argo. Poi vennero Bill e Bull. Ricordate la canzoncina finale? “A Cavaria City c’è tutto quanto fa per te”. C’erano, in verità, nel cuore del paese, le fonderie annerite della Filiberti, azienda fondata dal capostipite Luigi nel 1929 quando il mondo era nel panico per il crollo di Wall Street. Le famiglie per riscaldarsi sceglievano Argo che era il cane dei Filiberti e diventò, anche per merito di Carosello, un marchio di successo. Funzionalità e design nel campionario di Cavaria: stufe a fuoco continuo alimentate non più da legna e carbone ma dal cherosene. Non deve stupire la scoperta alle nostre latitudini di morti resi famosi dalla pubblicità sui media di allora che erano giornali e tv in bianco e nero. Angelo Moratti, re del petrolio, era nativo di Somma Lombardo. Leopoldo Pirelli vide la luce a Velate, sopra Varese, dove aveva la casa di campagna. Una curiosità: Franco Tosi volle che il suo inseparabile ragioniere fosse sepolto ai piedi del suo monumento funebre nel camposanto di Legnano. Ma torniamo a Carosello la cui scena fu calcata da altri marchi che ci sono familiari: il quadrifoglio del Burro Prealpi (l’ho visto impresso anche su un disco a 45 giri) e quella parola immortale, Ignis, che in latino significa fuoco e che solo Giovanni Borghi poteva abbinare al ghiaccio dei frigoriferi. I Caroselli del Cumenda erano degli sketch. Ce n’era uno del 1968 in cui Maurizio Arena raccontava a un frigorifero le sue avventure amorose. Poi fu la volta di Marisa e Gioacchino, Nino Manfredi e Veronique Vendell, due fidanzati un po’ burini, protagonisti di un remake del film di Dino Risi “Straziami ma di baci saziami”. La gente si divertiva e comprava.     

Opzioni testo

Ingrandisci Riduci

Tags :
Agip Enilife Entico Mattei Argo Ignis

Aggiungi Commento

Nome
Email
Testo Commento (evidenzia per modificare)

(0) Commenti